La crisi idrica globale accelera: risorse in calo, stress idrico estremo e impatti su clima, agricoltura ed energia. Perché la gestione dell’acqua decide il nostro futuro
Ghiacciai in caduta libera e fiumi in secca: il nuovo volto dell’emergenza idrica mondiale.
Negli ultimi anni il sistema idrico globale sta cambiando in modo rapido e preoccupante: diminuiscono le riserve disponibili, il ciclo dell’acqua diventa più irregolare e crescono le disuguaglianze tra chi ha accesso all’acqua dolce e chi no. Questi segnali si inseriscono dentro crisi più ampie - climatica, demografica, geopolitica - che rendono l’acqua non solo una risorsa naturale, ma un pilastro della prosperità economica e della stabilità sociale.
Se guardiamo al pianeta come a un grande sistema idrico, l’acqua dolce è distribuita tra fiumi, laghi, bacini artificiali, falde sotterranee, neve, ghiaccio e umidità del suolo. L’insieme di dati da modelli idrologici e satelliti mostra che in molte regioni lo “stock” totale di acqua immagazzinata sta diminuendo: perdiamo acqua nelle falde, nei suoli e nei ghiacciai, cioè proprio nei serbatoi che garantiscono i flussi di base durante le stagioni secche. Secondo stime recenti, ogni anno si disperdono circa 324 miliardi di metri cubi di acqua dolce per inefficienze e sprechi lungo le reti e i sistemi di uso, un volume che basterebbe, da solo, a coprire i fabbisogni potabili di centinaia di milioni di persone. A questa perdita contribuiscono reti urbane obsolete, mancanza di manutenzione, ma anche l’uso del suolo: deforestazione, impermeabilizzazione dei terreni e gestione non ottimale dei bacini riducono la capacità del sistema di trattenere e rilasciare acqua in modo graduale.
Il 2023 rappresenta un punto di svolta: è stato l’anno in cui i fiumi, a scala globale, sono risultati più secchi rispetto alla media degli ultimi tre decenni, dopo una sequenza di anni già sotto la norma. Nello stesso anno si è registrata la maggiore perdita di massa glaciale degli ultimi 50 anni e il valore medio di temperatura più alto mai misurato, con effetti diretti su evaporazione, durata delle siccità e stabilità dei deflussi fluviali. Tutto questo non è osservato in un solo tipo di dato, ma emerge dalla convergenza di misure meteorologiche, idrologiche e satellitari, rendendo il quadro particolarmente robusto.
Dietro questi numeri si nasconde una geografia molto diseguale della scarsità. Lo stress idrico, cioè il rapporto tra quanta acqua si preleva e quanta se ne rinnova ogni anno, a livello mondiale sembra, in media, sotto controllo. Ma le medie globali sono fuorvianti: in alcune regioni il prelievo sfiora o supera la totalità delle risorse rinnovabili, mentre in altre l’acqua è ancora abbondante. Nelle aree del Medio Oriente e del Nord Africa, ad esempio, una larghissima parte della popolazione vive da anni in condizioni di stress idrico estremo, con paesi che si reggono su desalinizzazione e sfruttamento di falde antiche, non ricaricate in tempi umani e quindi, di fatto, finite. In Asia centrale e meridionale, una combinazione di forte crescita demografica, agricoltura irrigua intensiva e governi idrici frammentati porta gli indicatori oltre le soglie di sicurezza, mentre in Nord Africa si preleva stabilmente più acqua di quanta se ne rigeneri, soprattutto pompando falde profonde.
Su scala individuale, la disponibilità di acqua rinnovabile per persona si è ridotta mediamente di circa il 7% nell’ultimo decennio, con cali molto più pronunciati nelle zone caratterizzate da rapida crescita della popolazione, urbanizzazione e base idrica limitata. Questo significa che ogni individuo, in media, dispone oggi di meno acqua “potenziale” di quanta ne avesse solo pochi anni fa, anche se la percezione quotidiana può variare in base al luogo in cui vive. Il quadro è aggravato dai cambiamenti nelle diete e nella produzione: più carne, più prodotti industriali e più energia comportano catene di produzione che richiedono molta più acqua per unità di prodotto.
La struttura degli usi dell’acqua rivela che il nodo principale resta l’agricoltura. In media, circa tre quarti dei prelievi globali servono a irrigare campi, con percentuali ancora più alte nei paesi a basso e medio reddito. Spesso si utilizzano tecniche a bassa efficienza, come lo scorrimento superficiale o canali non coperti, che fanno disperdere una parte consistente dell’acqua per evaporazione o infiltrazione non controllata. L’industria, pur pesando meno in termini di volumi, concentra la propria domanda in settori energivori e idro‑intensivi, mentre l’uso domestico è relativamente contenuto rispetto ai volumi totali ma politicamente sensibile, perché legato a diritti fondamentali, condizioni sanitarie e tensioni sociali.
Il cambiamento climatico rende il ciclo dell’acqua più irregolare e difficile da prevedere. Non si tratta solo di “meno acqua”, ma soprattutto di “acqua nei momenti sbagliati e nei luoghi sbagliati”: periodi lunghi di siccità interrotti da eventi estremi di pioggia e inondazioni, che il sistema fisico e le infrastrutture non riescono a gestire. Nel 2023 molte regioni delle Americhe hanno visto i grandi fiumi scendere a livelli ben sotto la media, con conseguenze sul trasporto fluviale, sulla produzione di energia idroelettrica e sugli ecosistemi. In altre zone, come parti dell’Africa orientale o dell’Europa settentrionale, la pioggia è arrivata “tutta insieme”, con portate sopra la norma e danni per alluvioni e frane, ricordando che l’eccesso di acqua può essere distruttivo quanto la sua mancanza.
I ghiacciai montani rappresentano un capitolo a sé. In molte regioni densamente popolate, i ghiacciai funzionano come una riserva che rilascia acqua durante l’estate, quando le precipitazioni sono minori ma la domanda per irrigazione ed energia è più alta. La forte perdita di massa glaciale osservata negli ultimi anni, culminata nel 2023, segnala che stiamo entrando in una fase in cui prima vedremo un aumento temporaneo dei deflussi di fusione (con più rischio di piene glaciali) e poi, man mano che il ghiaccio si esaurisce, una diminuzione strutturale dell’acqua di cui abbiamo bisogno nei mesi secchi. Per molte comunità di montagna e grandi bacini a valle, questo significa ripensare interamente la pianificazione di dighe, centrali idroelettriche e sistemi irrigui.
Su questo sfondo fisico si innesta la dimensione sociale e politica. L’obiettivo di sviluppo sostenibile dedicato all’acqua e ai servizi igienico‑sanitari, l’SDG 6, è in ritardo: nessuno dei traguardi fissati è davvero in linea per essere raggiunto entro il 2030. Oggi miliardi di persone vivono senza accesso sicuro all’acqua potabile e a servizi igienici adeguati, spesso in aree rurali di paesi poveri o in insediamenti informali alle periferie urbane. Le crisi idriche si trasformano facilmente in crisi sanitarie, in perdita di ore di lavoro e di scuola, in tensioni sociali e conflitti localizzati, soprattutto dove le istituzioni sono fragili.
Il legame tra acqua, prosperità e pace, sottolineato dalle Nazioni Unite, è ormai evidente. L’acqua sostiene produzione agricola, industria, energia, salute e quindi la base materiale dello sviluppo; ma le stesse dinamiche che generano crescita possono anche aumentare la domanda di acqua oltre i limiti delle risorse locali. In contesti già fragili, la competizione per l’acqua può aggravare tensioni etniche, territoriali o politiche, mentre la guerra e l’instabilità distruggono infrastrutture, interrompono la manutenzione e rendono ancora più difficile garantire servizi di base. L’acqua, insomma, è sia vittima sia fattore di conflitto, ma può diventare anche piattaforma di cooperazione se gestita come bene comune transfrontaliero.
Molti grandi fiumi e acquiferi attraversano i confini politici di due o più Stati, imponendo un salto di scala nella gestione: non basta una buona politica idrica nazionale, servono accordi tra paesi, scambio di dati, regole condivise di prelievo e di qualità. Alcuni esempi recenti di cooperazione su acquiferi condivisi mostrano che è possibile costruire meccanismi di monitoraggio comune e di ripartizione degli usi, ma anche che questi processi richiedono tempo, fiducia e istituzioni robuste. In parallelo, l’approccio della gestione integrata delle risorse idriche chiede di coordinare tutte le domande di acqua di un bacino - agricoltura, energia, industria, ecosistemi, città - con uno sguardo che includa i flussi invisibili come l’acqua virtuale contenuta nei prodotti scambiati sui mercati globali.
Le risposte possibili non mancano, ma richiedono cambiamenti profondi. Da un lato, esiste un ampio margine di miglioramento tecnico: modernizzare l’irrigazione, ridurre le perdite nelle reti urbane, progettare sistemi di riuso delle acque reflue trattate, proteggere i territori che ricaricano le falde. Dall’altro, servono strumenti economici e normativi che incoraggino un uso più parsimonioso, senza scaricare i costi sulle fasce più vulnerabili: tariffe trasparenti, incentivi all’efficienza, pagamenti per i servizi ecosistemici e regole chiare per eventuali mercati dell’acqua. Tutto questo, però, ha bisogno di una base solida di dati: sapere quanta acqua c’è, dove, in che stato di qualità, chi la usa e per fare cosa.
Per la comunità scientifica, questo scenario definisce un’agenda di ricerca molto concreta. C’è bisogno di integrare ancora meglio le osservazioni satellitari con i modelli per stimare le riserve nascoste - falde, neve, ghiaccio - e capire come evolveranno nel tempo. Occorrono indicatori che non guardino solo alla quantità d’acqua, ma che combinino disponibilità fisica, domanda settoriale, qualità, vulnerabilità sociale ed economica, così da individuare i veri “punti caldi” dove intervenire. Usare tecniche di analisi avanzate, tipo quelle per le previsioni stagionali, potrebbe rendere la gestione delle risorse idriche un po' più flessibile. In questo modo si prepara alle siccità o alle piene con un margine di qualche mese, che non è male.
Nei prossimi decenni, come affronteremo i problemi, dall'adattamento in agricoltura a quello nelle città, fino alla collaborazione tra paesi, dipenderà molto da come impareremo a capire questa risorsa. È finita, distribuita male e la gente la contende sempre di più. Non so se saremo bravi a governarla e condividerla, ma è chiaro che non possiamo ignorarla. Alcune parti di questo argomento si fanno complicate, come ad esempio prevedere tutto con anticipo.
Descrizione foto: Ghiacciaio in regressione. - Credit: IA.
Ricerca giornalistica a cura della Redazione ECplanet