La sindrome da iperemesi da cannabinoidi (CHS) è un disturbo in forte crescita tra i consumatori abituali di cannabis, caratterizzato da nausea intensa, vomito ciclico e un sollievo paradossale solo con docce molto calde. Con l’aumento delle varietà ad alto THC, riconoscere questa condizione diventa essenziale per una diagnosi precoce e una gestione efficace
La sindrome da iperemesi da cannabinoidi: un paradosso del consumo cronico di marijuana.
Negli ultimi anni, l’aumento dell’uso quotidiano e ricreativo di cannabis ha portato alla crescente identificazione di una condizione clinica peculiare: la sindrome da iperemesi da cannabinoidi (CHS, Cannabinoid Hyperemesis Syndrome). Tale sindrome rappresenta un fenomeno apparentemente paradossale, poiché si manifesta in individui che fanno uso cronico di una sostanza tradizionalmente nota per le sue proprietà antiemetiche, ovvero capaci di ridurre nausea e vomito.
Quadro clinico e presentazione dei sintomi
La CHS si caratterizza per episodi ciclici di nausea intensa, vomito incoercibile e dolore addominale di varia gravità. Gli episodi possono durare da poche ore a diversi giorni e sono spesso preceduti da una fase prodromica contraddistinta da lieve nausea mattutina e disagio addominale. Durante la fase iperemetica vera e propria, i pazienti possono arrivare a sviluppare disidratazione severa, alterazioni elettrolitiche e perdita di peso significativa, motivo per cui molti si presentano ripetutamente ai dipartimenti di emergenza.
Un segno clinico quasi patognomonico è il sollievo temporaneo dei sintomi mediante docce o bagni molto caldi. Questo comportamento, denominato “compulsive hot bathing”, è così specifico che spesso rappresenta un indizio diagnostico cruciale per distinguere la CHS da altre cause di vomito ciclico.
Ipotesi patogenetiche
La fisiopatologia esatta della sindrome non è ancora completamente chiarita, ma diverse ipotesi coinvolgono un’alterazione del sistema endocannabinoide (ECS), un complesso di recettori (principalmente CB1 e CB2), endocannabinoidi e enzimi regolatori che modulano funzioni quali nausea, appetito e termoregolazione.
L’uso cronico e ad alte dosi di cannabis, soprattutto di varietà ad elevata concentrazione di Δ9-tetraidrocannabinolo (THC), potrebbe indurre una desensibilizzazione o una disfunzione dei recettori CB1, in particolare nel sistema nervoso enterico. Tale alterazione porterebbe a una disorganizzazione della motilità gastrointestinale e a una risposta paradossale con stimolo emetico. Altri studi suggeriscono un possibile coinvolgimento dell’ipotalamo, responsabile della regolazione della temperatura corporea, spiegando così il beneficio del calore nei pazienti affetti.
Diagnosi differenziale e approccio clinico
La diagnosi è prevalentemente clinica ed esclusiva, basata sull’anamnesi di consumo cronico di cannabis e sulla risposta ai bagni caldi. È essenziale differenziare la CHS da patologie come il vomito ciclico idiopatico, la gastroenterite, le ulcere peptiche e altre condizioni metaboliche o neurologiche.
Gli esami ematochimici rilevano frequentemente sbalzi elettrolitici - come iponatriemia (bassa concentrazione di sodio nel sangue) e ipokaliemia (bassi livelli di potassio nel sangue) - correlati alla disidratazione. L’imaging addominale e gli studi endoscopici risultano generalmente normali, contribuendo ulteriormente a orientare la diagnosi verso l’origine cannabinoide.
Trattamento e prognosi
Ad oggi, la sospensione totale della cannabis rappresenta l’unica terapia risolutiva documentata. Durante la fase acuta, il trattamento sintomatico include la reidratazione endovenosa, la correzione degli elettroliti e, in alcuni casi, la somministrazione di benzodiazepine o antagonisti di TRPV1 come la capsaicina topica, che emula l’effetto termico dei bagni caldi.
La recidiva dei sintomi è comune nei soggetti che riprendono il consumo. È pertanto fondamentale un’adeguata educazione del paziente e un supporto psicologico per favorire la cessazione dell’uso.
Considerazioni conclusive
La sindrome da iperemesi da cannabinoidi evidenzia come anche sostanze considerate “naturali” possano, se utilizzate in modo cronico e ad alte dosi, esercitare effetti tossici complessi e controintuitivi. L’incremento della concentrazione di THC nelle varietà moderne di cannabis suggerisce un rischio potenzialmente crescente per questa condizione. In un contesto di liberalizzazione e normalizzazione del consumo, la consapevolezza clinica e la divulgazione scientifica rimangono strumenti essenziali per la prevenzione, la diagnosi precoce e la corretta gestione della CHS.
Descrizione foto: Paziente affetto da sindrome da iperemesi da cannabinoidi (CHS, Cannabinoid Hyperemesis Syndrome). - Credit: AI.
Ricerca giornalistica a cura della Redazione ECplanet